Il trimestre di Meta si legge in due modi molto diversi. Da una parte la pubblicità continua a correre: 64,6 miliardi di dollari di ricavi, +26% su base annua, con impression in crescita del 10% e prezzo medio per inserzione in aumento del 14%. Dall’altra il conto economico mostra un utile operativo crollato del 37% a 13 miliardi e un margine sceso dal 40 al 20%.
Cosa ha pesato
- Accantonamento legale da 9,89 miliardi, legato all’accordo di agosto con 52 procuratori generali statunitensi su salute mentale degli adolescenti e social network. I pagamenti complessivi potrebbero arrivare a circa 18,6 miliardi.
- Costi e spese totali a 51,6 miliardi, in crescita del 68%, spinti da infrastrutture e dall’acquisto di token AI da terze parti.
- Capex trimestrale a 34,9 miliardi, inclusi i rimborsi di leasing finanziari.
Senza l’accantonamento, l’utile operativo sarebbe stato di 22,9 miliardi e l’utile per azione di 7,40 dollari, invece dei 3,83 dollari riportati.
Le indicazioni per il 2026
| Voce | Indicazione |
|---|---|
| Ricavi quarto trimestre | 73-76 mld $ |
| Spese totali 2026 | 175-179 mld $ |
| Capex 2026 | 135-145 mld $ (prima 130-145) |
| Perdite Reality Labs 2026 | 18-19 mld $ |
| Perdite Reality Labs 2027 | circa 15 mld $ |
Utenti e organico
Le persone attive ogni giorno sulle app del gruppo sono 3,64 miliardi (+3%). L’organico scende invece a 66.775 dipendenti, il 15% in meno di un anno fa: un ridimensionamento profondo, che rende ancora più evidente come il costo marginale di Meta sia ormai il calcolo, non il personale.
Arrivano le azioni di classe C
Il consiglio ha approvato una nuova classe di azioni quotate senza diritto di voto, distribuite come dividendo straordinario: una azione C per ogni azione A o B. L’effetto pratico, secondo Meta, sarà simile a un frazionamento due per uno del titolo, con efficacia attesa a gennaio 2027, senza cambiare gli equilibri di voto. Un accordo separato con Mark Zuckerberg disciplina le sue future vendite dei nuovi titoli.
La nostra lettura
La struttura con azioni senza voto consente al fondatore di finanziare la propria quota di investimenti o diversificare senza diluire il controllo. Per gli inserzionisti italiani il dato rilevante è il prezzo per annuncio in crescita del 14%: la pubblicità su Facebook e Instagram costa di più, e i modelli AI di targeting giustificano, almeno per ora, il rincaro agli occhi del mercato.




