La campagna degli hacktivisti filorussi contro l’Italia è ripartita con forza dopo l’estate. NoName057(16), il gruppo più attivo, ha motivato la ripresa con il presunto nuovo pacchetto di aiuti militari di Roma a Kiev e ha annunciato attacchi contro enti pubblici e aziende. L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) ha contato 39 rivendicazioni contro obiettivi italiani nel solo mese di settembre.
La cronologia
| Periodo | Obiettivi rivendicati |
|---|---|
| Giugno 2026 | porti e Agenzia delle Dogane |
| Settembre 2026 | Regioni Piemonte e Lazio, Comuni di Bari e Reggio Emilia, Città metropolitana di Venezia, Leonardo, aziende di trasporto |
| 8 ottobre | Farnesina, che ha confermato il tentativo senza disservizi |
| Metà ottobre | Terminal Container Ravenna, Interporto Padova e altre società di logistica |
| 27 ottobre | Province di Ragusa, Trapani e Siracusa, portale nazionale dei contratti pubblici, siti di Sagem e TechnoAlpin |
Accanto a NoName sono comparsi anche Dark Storm Team, di orientamento filopalestinese, e BD Anonymous. Il fatto che due gruppi abbiano indicato lo stesso indirizzo sbagliato per un’azienda fa pensare a liste di bersagli condivise, non necessariamente a un coordinamento comune.
Quanto fanno male davvero
Gli attacchi DDoS mirano a saturare i siti con traffico artificiale per renderli temporaneamente irraggiungibili. Secondo l’ACN gli effetti verificati sono in genere modesti: alcuni indirizzi sono risultati non raggiungibili da diversi Paesi il 27 ottobre, ma non ci sono prove che le azioni abbiano bloccato gare d’appalto o sistemi industriali, come sostenuto dal gruppo. In altre parole, la propaganda è spesso più rumorosa del danno.
Perché non vanno sottovalutati
- Un sito istituzionale irraggiungibile, anche per poche ore, blocca servizi ai cittadini e mina la fiducia.
- Le aziende di logistica e trasporto sono anelli critici: un disservizio del portale clienti ha costi reali.
- Le ondate DDoS possono fare da diversivo per attività più insidiose.
Cosa possono fare enti e aziende
- Affidarsi a un servizio di mitigazione DDoS o a una CDN con protezione integrata, soprattutto per i portali pubblici.
- Separare i siti informativi dai sistemi gestionali, così che un attacco al primo non tocchi i secondi.
- Seguire gli avvisi del CSIRT Italia e preparare una comunicazione pronta per gli utenti in caso di disservizio.
- Verificare con il fornitore di hosting soglie e tempi di intervento previsti dal contratto.
La nostra lettura
La campagna di NoName è un fenomeno ormai ciclico, legato all’agenda politica più che a capacità tecniche sofisticate. Il pericolo maggiore è l’abitudine: proprio perché gli effetti sono spesso limitati, molti enti locali rimandano gli investimenti in protezione. La cronaca autunnale dimostra invece che anche province e piccoli comuni sono nel mirino.




