Oltre 160 miliardi in un trimestre: quanto spendono davvero le Big Tech per l’AI e chi ne paga il conto

La stagione delle trimestrali di ottobre ha reso esplicito un dato che fino a pochi mesi fa si poteva solo stimare: la spesa in conto capitale dei grandi gruppi tecnologici americani ha raggiunto livelli senza precedenti nella storia industriale recente. E per la prima volta comincia a erodere la cassa.

I numeri dichiarati

SocietàCapex nel trimestre luglio-settembreIndicazione annuaEffetto sulla cassa
Alphabet51,4 mld $195-205 mld $ nel 2026Flusso di cassa libero trimestrale -9,1 mld $
Microsoft39,4 mld $n.d.Flusso di cassa libero sceso a circa 18,6 mld $
Meta34,9 mld $135-145 mld $ nel 2026Margine operativo dimezzato al 20%
Amazonn.d. nel trimestrecirca 220 mld $ nel 2026Flusso di cassa libero a 12 mesi -42,4 mld $

Sommando soltanto i tre gruppi che hanno indicato il dato trimestrale si arriva a circa 126 miliardi di dollari in tre mesi. Aggiungendo una quota proporzionale della spesa annua di Amazon si supera agevolmente la soglia dei 160 miliardi, una nostra stima.

Dove vanno questi soldi

La destinazione è nota: GPU e acceleratori, memoria ad alta banda, rete, energia e immobili per i data center. I beneficiari diretti sono visibili nei loro stessi conti: TSMC con l’utile netto in crescita del 69%, AMD con il data center raddoppiato, Samsung e SK hynix con utili moltiplicati di sei-otto volte, ASML che dichiara capacità esaurita fino al 2028.

La reazione dei mercati: non più un assegno in bianco

  • Alphabet ha perso oltre l’8% dopo i conti, nonostante il cloud raddoppiato, per un utile sotto le attese e la cassa negativa.
  • Amazon è scesa di oltre il 6%, pur con AWS al ritmo più alto da cinque anni.
  • Microsoft, con un backlog da 677 miliardi, è stata premiata perché mostra contratti firmati a fronte della spesa.

Il criterio degli investitori sembra essere cambiato: non basta più spendere, bisogna dimostrare che la capacità costruita è già venduta.

Il conto per consumatori e imprese

Questa spesa non resta nei bilanci americani. Assorbe capacità produttiva di chip e memorie che altrimenti andrebbe a PC, smartphone e console. Il calo del 22% dei ricavi Windows OEM di Microsoft e il crollo del 40% del gaming di AMD sono due facce dello stesso fenomeno: i componenti vanno dove rendono di più. Per le imprese italiane che comprano servizi cloud, la crescita a doppia o tripla cifra dei fornitori lascia poco margine negoziale.

La nostra lettura

Il rischio di bolla esiste, ma oggi è mitigato da ricavi cloud reali e da portafogli ordini pluriennali. Il punto di attenzione per il 2027 è un altro: se la domanda di calcolo dovesse rallentare mentre la nuova capacità entra in funzione, l’eccesso di offerta potrebbe riversarsi rapidamente sui prezzi dei componenti, questa volta al ribasso. Fino ad allora, chi compra hardware in Italia continuerà a pagare il prezzo della corsa all’AI.

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