Frequenze mobili, AGCOM verso il rinnovo al 2037 senza nuova asta: obblighi di copertura in cambio

Si è chiusa il 5 ottobre la consultazione pubblica avviata dall’AGCOM a fine luglio, con la delibera 199/26/CONS, sul futuro delle frequenze mobili in scadenza il 31 dicembre 2029. È una partita che vale miliardi e che deciderà come saranno costruite le reti italiane del prossimo decennio.

Cosa propone l’Autorità

La strada indicata, chiamata “Opzione Rinnovo”, prevede di prorogare i diritti d’uso fino al 31 dicembre 2037 agli attuali titolari, senza una nuova gara. Le bande interessate sono 800, 900, 1500, 1800, 2100, 2600 MHz e 3,4-3,6 GHz; anche i diritti a 28 GHz per il fixed wireless verrebbero allineati alla stessa scadenza.

Le contropartite

  • Copertura di quote elevate di popolazione e territorio, incluse aree montane e rurali, assi di trasporto, gallerie, località turistiche e parchi nazionali, con un percorso in tre tappe sul modello del PNRR.
  • Qualità minima: almeno 150 Mbit/s in download e 30 Mbit/s in upload, con latenza non superiore a 15 millisecondi per il 95% della popolazione.
  • Accesso all’ingrosso: TIM, Fastweb + Vodafone e WindTre dovrebbero offrire servizi di accesso a Iliad e agli operatori virtuali.

Chi è d’accordo e chi no

TIM, Fastweb + Vodafone e WindTre avevano accolto con favore l’impostazione nei mesi precedenti: evitare una gara significa non ripetere l’esborso dell’asta 5G del 2018, costata agli operatori oltre 6,5 miliardi. Iliad è contraria: da tempo chiede una redistribuzione dello spettro e, secondo fonti vicine alla società, considera la proposta un trattamento da operatore virtuale nonostante i circa 20.000 impianti installati. Anche INWIT ha posto il tema della tutela delle infrastrutture esistenti.

La nostra lettura

Scambiare il prezzo dell’asta con obblighi di investimento è una scelta che privilegia la stabilità e la copertura, due temi su cui l’Italia ha ancora lacune, soprattutto fuori dai centri urbani e in galleria. Il rischio è congelare per altri otto anni gli equilibri attuali, a svantaggio del quarto operatore e quindi, potenzialmente, della concorrenza sui prezzi che proprio Iliad ha innescato dal 2018. La decisione finale dell’Autorità dovrà bilanciare questi due obiettivi; i requisiti di qualità, se confermati, sarebbero comunque un passo avanti concreto per gli utenti.

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