La Banca europea per gli investimenti (BEI) e Cellnex, il gruppo spagnolo delle infrastrutture per le telecomunicazioni, hanno firmato un finanziamento da 375 milioni di euro per sviluppare le reti mobili ad alta capacità in Spagna, Francia, Italia e Portogallo. L’operazione, annunciata il 3 novembre con una nota congiunta riportata da Key4biz, dovrebbe mobilitare investimenti complessivi per 770 milioni. È la terza operazione tra la banca dell’Unione e il gruppo spagnolo sulle infrastrutture mobili.
Cosa finanzia
- Nuove torri e nuovi siti urbani, per densificare la rete dove il traffico dati è più alto.
- Adeguamento dei siti esistenti per ospitare più operatori sulla stessa struttura.
- Estensione del 5G e sistemi di antenne distribuite (DAS) per aumentare la capacità, in particolare al chiuso.
- Copertura delle aree bianche rurali; in Spagna, anche l’ammodernamento della TV digitale terrestre.
Circa metà delle nuove torri sorgerà nelle regioni di coesione, quelle con un reddito inferiore alla media europea; la nota non dice quali siano coinvolte in Italia. Il modello è quello della condivisione dei siti ad accesso aperto, che secondo le società permette di ridurre il numero complessivo di torri senza perdere copertura né capacità.
Quello che non sappiamo
La nota non indica quanta parte dei 375 milioni sia destinata all’Italia, né la durata e le condizioni del prestito, né il numero di siti che verranno realizzati nei singoli Paesi. Sono informazioni rilevanti, perché il fabbisogno italiano è ampio: secondo Federico Protto, amministratore delegato di Cellnex Italia, intervenuto alla quarta edizione del Digital Innovation Forum, al Paese servono «circa 7000 – 8000 torri o siti in più». Le priorità indicate sono le linee ferroviarie ad alta velocità, le gallerie autostradali e la copertura all’interno degli edifici.
Il ritardo del 5G italiano
Il tema è il 5G standalone, la versione con rete di core dedicata che abilita latenze più basse e servizi come il network slicing, e su cui l’Italia è ancora indietro. Mentre sul fisso la fibra fino a casa avanza (i dati più recenti sono nel nostro articolo sull’Osservatorio AGCOM), sul mobile, a nostro giudizio, il collo di bottiglia restano i siti: tempi di autorizzazione e costi di realizzazione che gli operatori faticano a sostenere da soli. Parallelamente è aperto il dossier sul rinnovo delle frequenze, che abbiamo seguito qui.
La nostra lettura
Nel breve periodo non cambia nulla in bolletta né in copertura: i cantieri richiedono anni. Nel medio periodo, più siti condivisi significano meno zone d’ombra in treno, in galleria e nei grandi edifici, cioè proprio i luoghi in cui oggi il 5G italiano delude di più. Il prestito è una buona notizia, ma non una svolta: senza sapere quanto arriverà in Italia, e senza regole più rapide per autorizzare nuove antenne, i 7–8.000 siti mancanti resteranno un obiettivo più che un piano.




