Perché l’Italia resta ultima tra i grandi mercati per auto elettriche: non è più (solo) una questione di prezzo

Il mercato italiano dell’auto ha chiuso settembre con 139.356 immatricolazioni, il 9,9% in più di un anno fa. Una buona notizia, che però nasconde una costante: le auto elettriche a batteria si fermano al 7,6%, in crescita dal 5,6% di settembre 2025, ma lontanissime dai livelli di Germania e Francia. Da inizio anno la quota BEV è all’8,0%.

Il mercato italiano per alimentazione

AlimentazioneQuota settembre 2026Quota settembre 2025
Ibride non ricaricabili50,7%circa 45%
Benzina17,6%n.d.
Ibride plug-in11,1%8,5%
Elettriche a batteria7,6%5,6%
Dieselsotto il 5%n.d.

Elettriche e plug-in insieme valgono il 18,7% del mese. Nello stesso settembre la quota BEV nell’Unione europea era del 29,9% e in Germania del 34,5% (qui i dati ACEA).

Il prezzo non è più il freno principale

Lo studio eReadiness 2026 di PwC Strategy& offre un dato controintuitivo: nei segmenti A e B, che valgono circa il 60% del mercato italiano, il prezzo medio dei dieci modelli elettrici principali è sceso del 28% tra 2023 e 2026, mentre quello delle corrispondenti versioni termiche è salito di circa l’8%. Arrivi come la Volkswagen ID. Polo da 26.100 euro e i modelli cinesi rendono il divario di listino sempre più sottile. Anche l’autonomia dichiarata delle novità è cresciuta di circa l’11%.

Il vero collo di bottiglia: la ricarica

  • Secondo PwC, tra i cinque principali mercati europei l’Italia è ultima sia per potenza sia per densità della rete.
  • Solo l’8% delle colonnine italiane supera i 150 kW, contro una media del 12%.
  • Ci sono circa 2 punti di ricarica ogni 1.000 veicoli circolanti, contro 3,5 della media dei grandi mercati.
  • Il 65% dei possessori di elettriche ricarica prevalentemente a casa o al lavoro, una possibilità che molti italiani in condominio non hanno.

La rete cresce, con 84.564 punti pubblici a fine giugno secondo Motus-E, ma l’associazione stessa indica come priorità la riforma della fiscalità delle auto aziendali, oltre a autorizzazioni più rapide e allacciamenti alla rete elettrica più veloci.

La nostra lettura

Il caso italiano non si spiega con un solo fattore. Pesano la quota di auto parcheggiate in strada, un parco di flotte aziendali che altrove ha trainato l’elettrico grazie a vantaggi fiscali, e l’assenza di incentivi stabili all’acquisto. Il mercato ha scelto nel frattempo una strada intermedia: oltre metà delle vendite è ibrida e le plug-in crescono più delle elettriche. Senza un intervento su ricarica in condominio e fiscalità delle flotte, è difficile immaginare che l’Italia esca dalla fascia a una cifra prima della fine del decennio.

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