Il trimestre luglio-settembre, primo dell’esercizio fiscale 2027, consegna una Microsoft che cresce più in fretta di quanto il mercato si aspettasse. I ricavi arrivano a 92,3 miliardi di dollari, il 19% in più su base annua, contro un consenso degli analisti intorno ai 90,7 miliardi. Il motore è ancora una volta Azure, che accelera al +48% dopo il 43% del trimestre precedente.
I numeri principali
| Voce | Valore | Variazione |
|---|---|---|
| Ricavi totali | 92,3 mld $ | +19% |
| Utile operativo | 45,9 mld $ | +21% |
| Utile netto GAAP | 36,6 mld $ | +32% |
| Utile per azione GAAP | 4,92 $ | +32% |
| Azure | 33,2 mld $ | +48% |
| Microsoft Cloud | 63,9 mld $ | +30% |
| Spesa in conto capitale | 39,4 mld $ | +103% |
Microsoft ha adottato una nuova struttura per segmenti: Agents and Infra vale 76,8 miliardi (+25%), mentre Devices and Consumer scende del 3% a 15,5 miliardi. Il confronto con l’utile dello scorso anno è falsato dall’effetto OpenAI: dodici mesi fa la quota nella società di Sam Altman aveva sottratto circa 3,1 miliardi all’utile, oggi aggiunge poco più di 200 milioni. Al netto di queste poste, l’utile cresce del 18%.
Le ombre: PC e console
- I ricavi Windows OEM e dispositivi calano del 22%, segnale di un mercato PC che sconta il caro memorie e un ciclo di rinnovo meno vivace.
- Xbox scende a 5,4 miliardi, con contenuti e servizi in flessione del 2%.
- Il flusso di cassa libero si riduce a circa 18,6 miliardi, dai 25,7 di un anno fa, schiacciato dagli investimenti.
Il portafoglio ordini
Il dato forse più eloquente è il backlog commerciale: 677 miliardi di dollari, in crescita del 73%. Significa contratti già firmati che si trasformeranno in ricavi nei prossimi anni, in larga parte legati a capacità di calcolo per l’intelligenza artificiale.
La nostra lettura
Microsoft sta diventando sempre più un’azienda di infrastruttura: la parte “consumer” pesa ormai meno di un sesto dei ricavi e arretra. Per le imprese italiane che hanno costruito su Azure e Microsoft 365 il messaggio è doppio: la piattaforma è in piena espansione, ma la domanda di capacità resta superiore all’offerta e questo, storicamente, non spinge i listini verso il basso. Per chi compra PC, invece, il -22% di Windows OEM è un indicatore da non sottovalutare: i produttori stanno vendendo meno e a prezzi più alti. Ne abbiamo parlato anche nella nostra analisi sui capex delle Big Tech.




