La Commissione europea ha inflitto oggi a Google 890 milioni di euro di sanzioni per violazioni del Digital Markets Act, il regolamento che impone obblighi specifici alle grandi piattaforme designate come “gatekeeper”. È il terzo gruppo statunitense multato in base al DMA, dopo Apple (500 milioni) e Meta (200 milioni) nell’aprile 2025, e la sanzione complessivamente più alta finora.
Le due decisioni
| Servizio | Condotta contestata | Sanzione |
|---|---|---|
| Google Search | Trattamento favorevole dei propri servizi verticali (come Shopping, Hotel, trasporti) nei risultati | 460 mln € |
| Google Play | Regole anti-steering e commissioni sul reindirizzamento degli utenti oltre quanto ammesso dal DMA | 430 mln € |
Sul fronte Play, il punto non è il diritto di Google a farsi pagare per i servizi resi agli sviluppatori, ma il fatto che le commissioni legate all’indirizzare gli utenti verso offerte esterne, e la loro durata, siano andate oltre i limiti del regolamento.
Cosa succede ora
- Google ha 60 giorni per porre fine alle pratiche contestate.
- In caso contrario scatterebbero penalità periodiche, distinte dalla multa, che il DMA consente fino al 5% del fatturato medio giornaliero mondiale.
- La società ha contestato la decisione, sostenendo che le modifiche richieste toglieranno agli utenti europei informazioni immediate su voli e hotel e alcune protezioni di sicurezza su Play, e può ricorrere in giudizio.
Cosa cambia per gli utenti italiani
Nel breve, la conseguenza più visibile sarà sulla pagina dei risultati di ricerca: i riquadri con prezzi di voli e hotel o le schede prodotto potrebbero lasciare più spazio a comparatori e siti di terze parti. Per gli sviluppatori italiani di app, la decisione su Play apre la possibilità di promuovere con meno vincoli offerte e abbonamenti sui propri canali, con margini potenzialmente migliori.
La nostra lettura
La cifra è modesta rispetto ai conti di Alphabet, che in un solo trimestre fattura oltre 120 miliardi di dollari. Il peso reale della decisione sta nell’obbligo di cambiare il prodotto, e nella minaccia di penalità giornaliere. Il DMA si conferma uno strumento più lento del previsto, a oltre due anni dall’avvio delle indagini, ma capace di incidere su come sono costruiti i servizi che usiamo ogni giorno. Il prossimo terreno di scontro sarà la verifica di conformità: sarà la Commissione a decidere se le modifiche di Google bastano.




