Per la prima volta su un intero trimestre, le auto dei marchi cinesi hanno superato in Europa quelle dei costruttori giapponesi. Secondo i dati della società di ricerca Dataforce riportati da Bloomberg, nel terzo trimestre 2026 i brand cinesi hanno raccolto il 12,7% delle immatricolazioni europee, contro l’11,9% dei giapponesi, Toyota inclusa. Nel solo mese di settembre la quota cinese ha raggiunto il 14,5%, un massimo storico.
Da quasi zero a oltre il 12% in cinque anni
Il dato acquista peso se confrontato con il punto di partenza: cinque anni fa i marchi cinesi valevano circa l’1% del mercato europeo. Già a maggio e giugno avevano superato i giapponesi su base mensile; ora il sorpasso è stabile.
| Indicatore | Valore | Fonte |
|---|---|---|
| Quota marchi cinesi, Q3 2026 | 12,7% | Dataforce via Bloomberg |
| Quota marchi giapponesi, Q3 2026 | 11,9% | Dataforce via Bloomberg |
| Quota marchi cinesi, settembre 2026 | 14,5% | Dataforce via Bloomberg |
| Quota BYD, gen-set (UE, EFTA, UK) | 2,7% (da 1,2%) | AM Online |
| Quota Chery, gen-set (UE, EFTA, UK) | 2,5% (da 0,7%) | AM Online |
Il ruolo delle ibride
La crescita non arriva solo dalle elettriche. Una parte consistente viene dalle ibride, comprese le plug-in, che non sono soggette ai dazi compensativi applicati dall’Unione europea alle auto elettriche prodotte in Cina. È una strategia esplicita: aggirare la barriera tariffaria con modelli a doppia motorizzazione, spesso ben equipaggiati e posizionati sotto i concorrenti europei e giapponesi. Volkswagen e Renault restano comunque in testa alle classifiche per gruppo.
L’Italia è uno dei mercati chiave
Nel nostro Paese il fenomeno è particolarmente visibile, con marchi come BYD, MG, Leapmotor (partecipata da Stellantis), Omoda e Jaecoo ormai stabilmente presenti nei listini e nelle concessionarie. Il mercato italiano, dove le ibride superano metà delle vendite, è terreno naturale per questa offensiva.
La nostra lettura
Il sorpasso sui giapponesi ha un valore simbolico forte: furono proprio i costruttori nipponici, negli anni Ottanta, a rappresentare la grande sfida per l’industria europea. Oggi la sfida è più rapida e più ampia. I dazi sulle elettriche hanno spostato la competizione sulle ibride, senza fermarla. Per i consumatori italiani questo significa più scelta e prezzi più aggressivi; per l’industria europea, la conferma che il vantaggio cinese è anzitutto di costo e di velocità di sviluppo, non solo di tecnologia delle batterie.




