Apple e Microsoft chiudono in record dopo le midterm, chip e memorie in calo

In breve

  • Mercoledì 4 novembre 2026 Apple ha chiuso a 349,51 dollari (+5,3%) e Microsoft a 555,80 dollari (+6,7%): per entrambe è la chiusura più alta di sempre.
  • In calo i titoli dei chip: Micron −7,0%, Intel −3,8%, Nvidia −3,2%, l’ETF iShares Semiconductor −3,1%.
  • Il motivo indicato dagli analisti: il Congresso passa ai democratici e in Texas la nuova governatrice promette una moratoria sui data center.

La prima seduta dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti ha diviso la tecnologia in due. Mercoledì 4 novembre 2026 Wall Street ha premiato i grandi gruppi che vendono prodotti e servizi ai consumatori, con Apple e Microsoft ai massimi storici, e ha venduto chi vive della costruzione di data center per l’AI: produttori di chip e soprattutto di memorie. I dati di chiusura che riportiamo sono quelli di Yahoo Finance alla fine della seduta di New York, le 16:00 locali (le 22:00 in Italia).

I numeri della seduta

Titolo o indiceChiusura 4 novembreVariazione
Apple349,51 $+5,3%
Microsoft555,80 $+6,7%
Amazon266,03 $+6,1%
Alphabet (classe A)288,93 $+3,2%
Nvidia200,13 $−3,2%
Intel58,27 $−3,8%
Micron795,23 $−7,0%
iShares Semiconductor ETF (SOXX)450,41 $−3,1%
S&P 5007.688,62+1,6%
Nasdaq Composite25.736,51+1,4%
Dow Jones53.356,12+3,0%

Le variazioni sono calcolate da noi sulle chiusure di martedì 3 novembre. In mattinata Apple era arrivata a 354,33 dollari secondo CNBC, con una capitalizzazione oltre i 5.120 miliardi; il guadagno si è poi ridotto, ma la chiusura resta sopra il precedente record di 348,91 dollari del 29 ottobre. Anche Microsoft ha fissato il massimo storico sia in seduta sia in chiusura.

Perché il voto pesa sui data center

Il collegamento passa dal Texas. La democratica Gina Hinojosa, eletta governatrice, ha promesso una moratoria sulla costruzione di nuovi data center nello Stato, che secondo Yahoo Finance vale oltre un quarto della capacità di data center pianificata negli Stati Uniti al 2030; Wells Fargo, citata da CNBC, attribuisce al Texas circa il 27% dei gigawatt di data center del Paese. Con il Congresso passato ai democratici in entrambe le camere, il mercato ha cominciato a mettere nei prezzi la possibilità di regole più strette sui nuovi impianti a livello federale. Al momento non risultano misure formali: per ora è un’aspettativa degli investitori, non una legge.

L’effetto si è visto anche in Asia, ma molto attenuato rispetto ai primi minuti. Il Nikkei, che secondo CNBC era arrivato a perdere il 4,45%, ha chiuso a −1,4%; SoftBank, sotto di oltre l’8% in seduta, ha terminato a −3,2%. In Corea SK hynix (−0,1%) e Samsung Electronics (−0,7%) hanno quasi azzerato i cali registrati in mattinata, che secondo CNBC avevano superato rispettivamente il 5% e il 3,8% (chiusure asiatiche da Yahoo Finance).

Il filo che porta alle memorie

Il collegamento più interessante per chi segue l’hardware lo fa Amit Daryanani di Evercore ISI, citato da Yahoo Finance: un rallentamento dei data center ridurrebbe la domanda di memorie e quindi la pressione sui prezzi. Per Apple non è un dettaglio: l’analista ricorda che la stessa società, presentando i conti, ha indicato un impatto delle memorie di 140 punti base sul margine lordo del trimestre di dicembre, come abbiamo raccontato in https://hardwarfare.it/business/big-tech/apple-trimestre-settembre-2026-ricavi-114-miliardi/.

Il ragionamento spiega anche il −7% di Micron, il calo più forte tra i titoli della nostra tabella: i produttori di DRAM e HBM sono quelli che più hanno guadagnato dalla corsa dell’AI, con i margini che abbiamo analizzato in https://hardwarfare.it/business/semiconduttori/samsung-sk-hynix-terzo-trimestre-2026-memoria-hbm4/.

Cosa significa per voi

Una seduta di Borsa non cambia i listini dei negozi. I prezzi di RAM e SSD dipendono dai contratti tra produttori e grandi clienti, negoziati su base trimestrale, e la domanda di AI già ordinata non sparisce per un’elezione. Se però la frenata dei data center diventasse concreta, con una moratoria approvata in Texas o regole federali, la memoria oggi destinata ai server potrebbe tornare disponibile per PC e smartphone. È lo scenario che il mercato ha cominciato a considerare, non una previsione su cui basare un acquisto: per i prezzi reali dei componenti continuate a seguire la sezione https://hardwarfare.it/category/business/prezzi-componenti/.

La nostra lettura

La seduta conferma quanto la crisi delle memorie sia diventata una questione politica oltre che industriale. Che una promessa elettorale in Texas sposti così tanto valore dai produttori di chip ad Apple dice quanto il mercato consideri fragile il ciclo di investimenti nei data center. Ci aspettiamo però che il movimento si sgonfi in parte: tra una promessa elettorale e un blocco effettivo dei cantieri c’è un percorso legislativo lungo e incerto, e i contratti già firmati per la capacità AI non si cancellano in una notte. Il segnale, comunque, è chiaro: per la prima volta da mesi una frenata dell’AI viene letta come una buona notizia per chi vende dispositivi di consumo. Questo articolo riporta dati di mercato e non costituisce un consiglio di investimento.

Fonti

Immagine di copertina: NASDAQ Market Site 201506.jpg di Luca Marfè at Italia all'ONU, licenza CC BY 2.0, via Wikimedia Commons; elaborazione grafica HardWarfare.

Articolo redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione. Come usiamo l'AI · Come lavoriamo

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