Micron ferma quasi del tutto il cantiere della fab DRAM e HBM di Taoyuan, secondo Bloomberg

Micron ha quasi fermato la costruzione della Fab 11E di Taoyuan, a Taiwan, lo stabilimento con cui contava di aumentare la produzione di DRAM e di memoria HBM per l’intelligenza artificiale. Lo ha rivelato Bloomberg il 5 novembre 2026 citando fonti anonime: sul cantiere resterebbero solo lavori di messa in sicurezza, mentre con il sindacato locale non c’è ancora un accordo sulla ripartizione degli utili. Micron non commenta lo stop ma assicura che le attività a Taiwan proseguono normalmente.

In breve

  • Fab 11E di Taoyuan: DRAM e HBM, investimento da 3–4,5 miliardi di dollari, avvio previsto nel 2028.
  • Cantiere quasi fermo secondo Bloomberg; autorità locali informate, secondo Tom’s Hardware.
  • Il sindacato di Taoyuan chiede un meccanismo stabile che destini ai dipendenti il 15% dell’utile operativo.
  • Nuovo incontro tra azienda e sindacato previsto per il 6 novembre.
  • In Borsa il titolo Micron ha perso fino al 12,2% nella mattinata statunitense.

Che cosa si ferma

VoceDatoFonte
ImpiantoFab 11E, Taoyuan (Taiwan)Bloomberg
ProdottiHBM e DRAM, con macchinari ASMLBloomberg via Investing.com
Investimento3–4,5 miliardi di dollariBloomberg via Investing.com
Entrata in funzione prevista2028Bloomberg via Investing.com
Peso di Taiwan per Microncirca 60% della DRAM convenzionale, circa 15.000 dipendentiBloomberg via Investing.com

Il peso dell’isola spiega perché la notizia abbia fatto rumore. Taiwan è il cuore produttivo di Micron per la DRAM, e la nuova fab serviva a reggere la domanda di memoria per i server AI, la stessa che ha portato l’azienda a chiudere l’ultimo trimestre fiscale con ricavi per 54,23 miliardi di dollari (https://hardwarfare.it/hardware-pc/memorie-ram/micron-q4-fiscale-2026-54-miliardi-margine-87/). Micron, in una dichiarazione riportata da Tom’s Hardware, ha detto che Taiwan ha un ruolo importante e che le sue attività «oggi proseguono normalmente» (traduzione nostra), aggiungendo di contare sulla continuità delle forniture ai clienti.

Come si è arrivati allo stop

La vertenza va avanti da settimane. Nello stabilimento di Taoyuan lavorano circa 3.000 persone e il sindacato conta 2.335 iscritti, secondo l’agenzia Focus Taiwan. La richiesta centrale riguarda il sistema di premi di Micron, giudicato poco trasparente: il sindacato vuole un meccanismo stabile che distribuisca ai dipendenti il 15% dell’utile operativo. Il 7 ottobre 1.994 iscritti su 2.012 votanti hanno autorizzato lo sciopero; il 22 ottobre undici dirigenti sindacali hanno incrociato le braccia per 24 ore, un’azione simbolica che non mirava a fermare la produzione.

Il giorno prima Micron aveva firmato un accordo con il sindacato di Taichung, molto più grande (circa 11.000 iscritti su 12.300 dipendenti): un nuovo premio trimestrale legato agli utili, aumenti, tre giorni di ferie in più e il contributo pensionistico portato dall’8 al 10%. A Taoyuan quelle condizioni non sono bastate. Secondo Tom’s Hardware le parti torneranno a incontrarsi il 6 novembre, e la testata giudica difficile credere che lo stop a ridosso del tavolo sia una coincidenza.

La reazione dei mercati

Il titolo Micron è sceso fino al 12,2%, a 698,50 dollari, nella mattinata di New York, secondo Investing.com, che però elenca anche altre cause: i conti deludenti di Qualcomm e le royalty di Arm sotto le attese. Già nella notte i produttori asiatici avevano perso terreno per i conti di Qualcomm e Arm, con Samsung a −5,7% e SK hynix a −7,4%, e Investing.com cita anche i progressi della cinese CXMT nelle DRAM e il timore di nuove regole sui data center dopo le elezioni di metà mandato. Non è quindi corretto attribuire tutto il calo alla vertenza.

Cosa significa per chi compra

Nell’immediato, nulla: una fab che doveva produrre dal 2028 non sposta i prezzi della RAM di questo inverno. Il problema è a medio termine. Il mercato aspetta proprio la nuova capacità produttiva del 2027–2028 per uscire dalla carenza, e TeamGroup colloca il ritorno all’equilibrio non prima della seconda metà del 2028 (https://hardwarfare.it/hardware-pc/memorie-ram/teamgroup-memorie-picco-crisi-2027-prezzi-ddr5/). Ogni mese di ritardo su un impianto come questo allunga quella finestra.

La nostra lettura

La vertenza di Micron racconta lo stesso fenomeno visto in Corea: quando un produttore di memorie guadagna con margini oltre l’80%, i dipendenti chiedono la loro parte, e hanno argomenti solidi. Fermare il cantiere alla vigilia del negoziato è una mossa di pressione evidente, e il rischio per Micron è più reputazionale che industriale, visto che le fabbriche esistenti lavorano. Se però lo stop durasse mesi, a pagarlo sarebbero anche i clienti finali, perché una capacità che oggi manca slitterebbe ancora più avanti. Seguiamo la vicenda nella sezione https://hardwarfare.it/category/hardware-pc/memorie-ram/.

Fonti

Immagine di copertina: MT4C1024-HD.jpg di ZeptoBars, licenza CC BY 3.0, via Wikimedia Commons; elaborazione grafica HardWarfare.

Articolo redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione. Come usiamo l'AI · Come lavoriamo

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