Proxmox VE è la piattaforma di virtualizzazione open source che, su un mini PC da tavolo, trasforma un singolo computer in un piccolo data center: macchine virtuali, container LXC, snapshot e backup da un’unica interfaccia web. La versione 9.2, annunciata il 21 maggio 2026, si basa su Debian 13.5 “Trixie” con kernel Linux 7.0 come predefinito, QEMU 11.0, LXC 7.0 e ZFS 2.4. Qui la installiamo da zero, configuriamo i repository senza ricorrere a script di terzi e creiamo la prima VM e il primo container.
In breve
- Tempo: 45–90 minuti, compresi download e aggiornamenti.
- Difficoltà: media: serve un po’ di confidenza con il terminale Linux.
- Cosa serve: un mini PC x86-64 con virtualizzazione Intel VT o AMD-V, un SSD da dedicare interamente a Proxmox, un cavo Ethernet, una chiavetta USB da sacrificare, un indirizzo IP libero nella rete di casa.
Versioni di riferimento: procedura verificata sulla documentazione ufficiale al 4 novembre 2026, con l’immagine proxmox-ve_9.2-1.iso (esiste anche una versione arm64 per processori ARMv9-A o più recenti). Gli aggiornamenti 9.2.x arrivano via apt senza reinstallare.
Scegliere l’hardware: cosa conta davvero
La documentazione chiede almeno 2 GB di RAM per il sistema e i servizi Proxmox, più la memoria assegnata alle VM. In pratica la RAM è la risorsa che finisce per prima: un paio di VM Linux, qualche container e Home Assistant stanno comodi in 16 GB, mentre 8 GB vanno bene per imparare. La CPU deve esporre Intel VT o AMD-V e la funzione va attivata nel firmware: la nostra guida https://hardwarfare.it/guide/tutorial/attivare-secure-boot-tpm-virtualizzazione-bios/ mostra dove si trova sulle principali schede madri.
Sul disco, la scelta del file system si fa all’installazione:
| File system | Quando sceglierlo | Da sapere |
|---|---|---|
| ext4 o XFS (con LVM) | Un solo SSD, poca RAM | L’installer crea il gruppo di volumi pve con i volumi root, data e swap; snapshot delle VM disponibili tramite LVM-thin |
| ZFS | Due dischi in mirror, RAM abbondante | Checksum, compressione, mirror; la cache ARC usa per impostazione predefinita il 10% della RAM, al massimo 16 GiB |
| BTRFS | Sperimentazione | Ancora in anteprima tecnologica secondo la documentazione |
Per ZFS la regola indicata nel manuale è riservare all’ARC almeno 2 GiB più 1 GiB per ogni TiB di spazio. Su un mini PC con un solo SSD e 16 GB, ext4 è la scelta più semplice; ZFS diventa interessante con due dischi in mirror. La documentazione sconsiglia ZFS sopra un controller RAID hardware.
Ultimo punto, spesso trascurato: la rete. L’installer crea un ponte vmbr0 collegato alla prima scheda Ethernet, ed è attraverso quel ponte che VM e container ottengono un indirizzo dal router. Usate un cavo: il ponte su Wi-Fi non è lo scenario per cui Proxmox è pensato.
Attenzione: l’installazione cancella tutto il disco selezionato. Se il mini PC arriva con Windows preinstallato e volete conservarne la licenza o i dati, fate prima una copia completa del disco.
Passo 1: scaricare l’ISO e verificarla
Scaricate l’ISO dalla pagina dei download di proxmox.com o dall’archivio enterprise.proxmox.com/iso. Prima di scriverla, controllatene l’impronta SHA-256. Su Linux o macOS:
sha256sum proxmox-ve_9.2-1.isoSu Windows, in PowerShell:
Get-FileHash .proxmox-ve_9.2-1.iso -Algorithm SHA256Verifica: il valore deve essere 4e88fe416df9b527624a175f24c9aa07c714d3332afb1ee3dbf3879573ef2c6c, quello pubblicato nel file SHA256SUMS dell’archivio ufficiale. Se non coincide, riscaricate.
Passo 2: preparare la chiavetta
Attenzione: dd sovrascrive senza chiedere conferma il dispositivo indicato in of=. Prima di lanciarlo verificate con lsblk che dimensione e modello corrispondano alla chiavetta e che nessuna sua partizione sia montata; non indicate mai una partizione (sdb1) ma il dispositivo intero (sdb).
Da Linux individuate la chiavetta confrontando l’output di lsblk prima e dopo averla inserita, poi scrivete l’immagine (come root; sostituite NOME_DISPOSITIVO con quello giusto, ad esempio sdb, e controllate due volte: un errore cancella il disco sbagliato):
lsblk
dd bs=1M conv=fdatasync if=./proxmox-ve_9.2-1.iso of=/dev/NOME_DISPOSITIVODa Windows la documentazione indica Etcher, che funziona senza impostazioni, oppure Rufus: con Rufus, dopo Start rispondete No alla richiesta di scaricare un’altra versione di GRUB e nella finestra successiva scegliete la modalità DD. Senza modalità DD la chiavetta non si avvia correttamente.
Passo 3: l’installazione
Avviate il mini PC dalla chiavetta (dal menu di avvio rapido del firmware) e scegliete l’installazione grafica. Le decisioni che contano sono quattro:
- Disco e file system: secondo la tabella sopra. Con ext4 o XFS, nelle opzioni avanzate il parametro
hdsizepermette di lasciare spazio libero sul disco. - Password di root ed email: la password serve per l’interfaccia web; all’indirizzo email Proxmox inoltra le notifiche per root.
- Rete: scegliete la scheda Ethernet giusta, un nome host completo (ad esempio
pve.casa.lan) e un indirizzo IP fisso fuori dall’intervallo DHCP del router, con gateway e DNS del router. - Riepilogo: rileggete disco e indirizzo prima di confermare.
Passo 4: primo accesso all’interfaccia web
Dal PC aprite il browser su https://IP_DEL_SERVER:8006, accettate il certificato autofirmato e accedete come root con realm PAM. Il manuale suggerisce, come primi controlli, configurazione IP e nome host, fuso orario e impostazioni del firewall.
Verifica: nel pannello Summary del nodo devono comparire CPU, RAM e disco corretti. Se la pagina non si apre, controllate dalla console fisica del mini PC che l’indirizzo mostrato al login coincida con quello che state usando.
Passo 5: repository corretti senza script di terzi
Senza abbonamento, il repository pve-enterprise attivo di default non è accessibile e apt update restituisce errori. In Proxmox VE 9 i repository sono file in formato deb822 (estensione .sources) in /etc/apt/sources.list.d/. Non serve alcuno script trovato online: bastano due modifiche, da fare come root nella Shell del nodo.
Primo: disattivate il repository enterprise aggiungendo la riga Enabled: no alla voce nel file pve-enterprise.sources:
nano /etc/apt/sources.list.d/pve-enterprise.sourcesIl contenuto finale deve essere simile a questo:
Types: deb
URIs: https://enterprise.proxmox.com/debian/pve
Suites: trixie
Components: pve-enterprise
Signed-By: /usr/share/keyrings/proxmox-archive-keyring.gpg
Enabled: noSe esiste anche /etc/apt/sources.list.d/ceph.sources con il componente enterprise e non usate Ceph, aggiungete la stessa riga anche lì. Secondo: create il file del repository pve-no-subscription, che la documentazione consiglia di chiamare proxmox.sources:
nano /etc/apt/sources.list.d/proxmox.sources
Types: deb
URIs: http://download.proxmox.com/debian/pve
Suites: trixie
Components: pve-no-subscription
Signed-By: /usr/share/keyrings/proxmox-archive-keyring.gpgInfine aggiornate. Proxmox raccomanda full-upgrade e non upgrade, perché quest’ultimo può lasciare pacchetti in uno stato parzialmente aggiornato:
apt update
apt full-upgradeVerifica: apt update non deve più mostrare errori verso enterprise.proxmox.com, e nella sezione Repositories del nodo il repository no-subscription deve risultare attivo. Con apt policy pve-manager controllate la versione installata. Il manuale ricorda che no-subscription è adatto a test e uso non produttivo: per un homelab è la scelta normale.
All’accesso continuerà a comparire l’avviso sull’assenza di abbonamento. È solo un promemoria: vi sconsigliamo gli script che modificano i file dell’interfaccia per nasconderlo, perché vengono sovrascritti a ogni aggiornamento e possono rompere la pagina.
Passo 6: il ponte di rete e il router di casa
Con il ponte vmbr0 ogni VM appare sul router come un dispositivo a sé, con il proprio indirizzo MAC: su Fritz!Box e router degli operatori la vedrete nell’elenco dei dispositivi e potrete fissarle un indirizzo con una prenotazione DHCP. La configurazione è in /etc/network/interfaces; per l’host con IP fisso è simile a questa (i nomi della scheda e gli indirizzi sono esempi):
auto lo
iface lo inet loopback
iface eno1 inet manual
auto vmbr0
iface vmbr0 inet static
address 192.168.1.20/24
gateway 192.168.1.1
bridge-ports eno1
bridge-stp off
bridge-fd 0Meglio modificarla dall’interfaccia (nodo, sezione Network): Proxmox scrive le modifiche in /etc/network/interfaces.new e le applica solo quando le confermate, con ricarica a caldo grazie a ifupdown2. Un errore qui vi lascia senza accesso remoto al nodo, quindi tenete a portata di mano monitor e tastiera.
Passo 7: la prima macchina virtuale
Caricate l’ISO del sistema da installare nello storage local (sezione ISO Images, pulsante Upload) e usate il pulsante Create VM. Lo stesso risultato si ottiene da terminale; l’esempio crea una VM Linux da 4 GB di RAM con un disco da 32 GB su local-lvm:
qm create 200 --name prima-vm --memory 4096 --cores 2 --ostype l26 --scsihw virtio-scsi-single --scsi0 local-lvm:32 --cdrom local:iso/NOME_ISO.iso --net0 virtio,bridge=vmbr0 --boot 'order=scsi0;ide2'
qm start 200Dopo l’installazione del sistema ospite, installate al suo interno il pacchetto qemu-guest-agent e attivate l’agente nel pannello Options della VM: Proxmox potrà così leggere l’IP della VM e spegnerla in modo pulito. Serve un riavvio completo della VM perché l’opzione abbia effetto.
Verifica: dopo il riavvio, nel pannello Summary della VM deve comparire il suo indirizzo IP. Se manca, l’agente non è installato o l’opzione non è attiva.
Passo 8: il primo container LXC
I container LXC condividono il kernel dell’host: consumano molta meno RAM di una VM e sono ideali per servizi Linux leggeri. Aggiornate l’elenco dei modelli ufficiali e cercate quello di sistema che vi interessa:
pveam update
pveam available --section systemScaricatelo nello storage local usando il nome esatto mostrato dall’elenco, poi create e avviate il container. Alla creazione i container sono non privilegiati per impostazione predefinita, la scelta più sicura; nel comando lo esplicitiamo comunque:
pveam download local NOME_MODELLO
pct create 101 local:vztmpl/NOME_MODELLO --hostname primo-ct --memory 1024 --rootfs local-lvm:8 --net0 name=eth0,bridge=vmbr0,ip=dhcp --unprivileged 1
pct start 101
pct enter 101Le versioni attuali di Proxmox VE possono creare container anche da immagini OCI (quelle di Docker Hub e simili): nello storage, alla voce dei modelli di container, il pulsante Pull from OCI registry scarica l’immagine, che viene convertita per LXC. La documentazione la classifica ancora come anteprima tecnologica: per servizi a cui tenete, oggi conviene ancora una VM con Docker (vedi https://hardwarfare.it/ai-software/linux/installare-docker-compose-ubuntu-debian/).
Verifica: pct enter 101 deve aprire una shell nel container; da lì ip a deve mostrare un indirizzo ottenuto dal router.
Passo 9: snapshot e backup prima di tutto il resto
Prima di modifiche rischiose, uno snapshot: qm snapshot 200 prima-modifica, e per tornare indietro qm rollback 200 prima-modifica. Lo snapshot però vive sullo stesso disco: per i backup veri create un job pianificato nella sezione Backup del Datacenter, verso un NAS NFS o, meglio ancora secondo il manuale, un Proxmox Backup Server su un’altra macchina (versione attuale 4.2). Il ripristino si fa dall’interfaccia o con qmrestore per le VM e pct restore per i container. Lo schema completo, con copia fuori sede, è nella guida https://hardwarfare.it/ai-software/linux/backup-automatici-server-restic-regola-3-2-1/.
Se qualcosa va storto
- La chiavetta non si avvia o l’installer si blocca subito: se l’avete scritta con Rufus, quasi sempre manca la modalità DD. Riscrivetela.
- La VM non parte e Proxmox segnala che KVM non è disponibile: la virtualizzazione è disattivata nel firmware. Attivate Intel VT-x o AMD SVM e riavviate.
- Errori 401 Unauthorized verso enterprise.proxmox.com durante
apt update: il repository enterprise è ancora attivo. Controllate la rigaEnabled: noin tutti i file.sourcesche puntano a enterprise.proxmox.com. - Avvisi di apt sul formato dei sorgenti: da Debian 13 apt segnala il vecchio formato a riga singola; il comando
apt modernize-sourcesconverte automaticamente la maggior parte dei file. - Interfaccia irraggiungibile dopo una modifica di rete: dalla console fisica ripristinate
/etc/network/interfacese riavviate il servizio di rete o il nodo. - Memoria sempre “piena” con ZFS: è la cache ARC, che per impostazione predefinita prende fino al 10% della RAM. Il limite è in
/etc/modprobe.d/zfs.conf; riducetelo con cautela.
Come tornare indietro
Proxmox occupa l’intero disco, quindi tornare a un altro sistema significa reinstallarlo. Prima esportate i backup delle VM su un disco esterno o un NAS: i file creati da vzdump si ripristinano su qualsiasi altra installazione Proxmox. Se avete clonato il disco originale prima di iniziare, ripristinare quella copia riporta il mini PC esattamente allo stato precedente.
La nostra lettura
Proxmox VE 9.2 è oggi la base più sensata per un server di casa: gratuito, documentato bene e con backup e snapshot integrati. L’unico vero errore da evitare è affidarsi a script di terzi per operazioni che, come abbiamo visto, richiedono due file di testo. Se volete un primo servizio da ospitare, la VM di Home Assistant è un ottimo banco di prova: trovate i comandi in https://hardwarfare.it/ai-software/linux/installare-home-assistant-mini-pc-proxmox/.
Fonti
- Proxmox VE Administration Guide
- Proxmox VE – Package Repositories
- Proxmox VE – qm(1)
- Proxmox VE – pct(1)
- Forum Proxmox – annuncio 9.2
- Proxmox – archivio ISO
Immagine di copertina: Intel NUC8.jpg di Laserlicht, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons; elaborazione grafica HardWarfare.
Articolo redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione. Come usiamo l'AI · Come lavoriamo
