Rimuovere Linux dal dual boot e far ripartire Windows 11 senza reinstallare nulla

Togliere Linux da un PC in dual boot con Windows 11 è facile da sbagliare nell’ordine. Il classico errore: si cancella la partizione di Ubuntu da Gestione disco, si riavvia e ci si ritrova davanti a un prompt grub rescue>, perché il firmware continua a lanciare GRUB, che non trova più i suoi file. In questa guida seguiamo l’ordine opposto, quello sicuro: prima mettiamo Windows al comando dell’avvio e verifichiamo che parta da solo, poi eliminiamo le partizioni e puliamo la partizione EFI. Fino al passo 3 compreso non si cancella nessun dato dal disco.

In breve

  • Tempo: 30–45 minuti.
  • Difficoltà: media: un errore di selezione in diskpart cancella la partizione sbagliata.
  • Cosa serve: un account amministratore di Windows, la chiave di ripristino BitLocker, un backup dei file che tenete su Linux, una chiavetta di installazione di Windows 11 per le emergenze.

Versioni: Windows 11 25H2/26H2 con firmware UEFI e disco GPT; Ubuntu 26.04 LTS o altre distribuzioni con GRUB. La procedura è verificata sulla documentazione ufficiale Microsoft e di efibootmgr al 4 novembre 2026.

Prima di iniziare: tre controlli

Attenzione: eliminare le partizioni di Linux cancella in modo definitivo tutti i file che ci sono dentro, cartella home compresa. Copiate prima su un disco esterno o nel cloud tutto quello che vi serve.

  • BitLocker. Cambiare l’ordine di avvio può portare Windows a chiedere la chiave di ripristino al primo avvio successivo. Recuperatela prima: come fare è spiegato in https://hardwarfare.it/ai-software/windows/bitlocker-chiave-ripristino-disattivare-windows-11/.
  • Il disco giusto. Aprite Gestione disco (tasto destro su Start) e annotate dimensioni e posizione delle partizioni di Linux: in genere sono quelle senza lettera di unità e senza file system riconosciuto da Windows. Se Linux è su un secondo disco, la procedura è più semplice ma i passaggi sull’avvio restano identici.
  • Una via d’uscita. Tenete a portata di mano una chiavetta di installazione di Windows 11: in caso di problemi vi serve il Prompt dei comandi dell’ambiente di ripristino. Se non l’avete, createla prima di iniziare con il Media Creation Tool di Microsoft o con Rufus.

1. Fotografate la configurazione di avvio attuale

Da Windows, aprite il Terminale come amministratore e salvate una copia dell’archivio di avvio (BCD), poi elencate le voci del firmware che Windows vede:

bcdedit /export C:bcd-backup
bcdedit /enum firmware

/export salva l’archivio di sistema in un file che potrete ripristinare con /import; /enum firmware elenca tutte le applicazioni del firmware. Nell’elenco troverete “Windows Boot Manager” e, con ogni probabilità, una voce “ubuntu” (o il nome della vostra distribuzione).

Verifica: il file C:bcd-backup esiste e l’elenco del firmware mostra sia la voce di Windows sia quella di Linux. Annotate quale delle due è in cima all’ordine di visualizzazione.

2. Mettete Windows al primo posto dell’avvio

Ci sono due strade equivalenti. Scegliete quella del sistema da cui state lavorando.

Da Linux, con efibootmgr (prima di cancellarlo)

Avviate Linux un’ultima volta e da terminale elencate le voci di avvio UEFI:

sudo efibootmgr

L’output mostra BootOrder e una riga per voce, del tipo Boot0001* Windows Boot Manager e Boot0000* ubuntu. Prima di cambiare l’ordine in modo permanente, fate una prova: con -n impostate la voce di Windows solo per il prossimo avvio (sostituite NUMERO_WINDOWS con il numero a quattro cifre letto sopra):

sudo efibootmgr -n NUMERO_WINDOWS

Riavviate: se il PC entra direttamente in Windows senza passare da GRUB, tornate in Linux (dal menu di avvio del firmware o lasciando che riparta GRUB, che è ancora primo) e rendete la modifica permanente indicando il nuovo ordine, con Windows in testa:

sudo efibootmgr -o NUMERO_WINDOWS,NUMERO_LINUX

Da Windows, con bcdboot

Se Linux non parte più o preferite restare in Windows, BCDBoot fa il lavoro da solo. Secondo Microsoft, su un PC UEFI il comando ricrea i file di avvio nella partizione di sistema e aggiunge nella NVRAM del firmware una voce per Windows Boot Manager, mettendola al primo posto della lista. Da Terminale come amministratore:

bcdboot C:Windows

Verifica: riavviate due volte di seguito. Il PC deve arrivare a Windows senza mostrare il menu di GRUB. Su Linux, sudo efibootmgr deve mostrare la voce di Windows come primo numero di BootOrder; su Windows, bcdedit /enum firmware deve elencare Windows Boot Manager per primo.

3. Togliete la voce di Linux dal firmware

Finché la voce “ubuntu” resta nella NVRAM, il firmware potrebbe tornare a usarla dopo un aggiornamento del BIOS o un reset delle impostazioni. Se siete ancora in Linux, eliminatela con efibootmgr: l’opzione -b seleziona la voce e -B la cancella, togliendola anche da BootOrder.

sudo efibootmgr -b NUMERO_LINUX -B

Se non avete più accesso a Linux, potete lasciare la voce dove si trova: con Windows al primo posto è inoffensiva, e dopo la pulizia della partizione EFI (passo 5) punterà a un file che non esiste più. Se il setup UEFI del vostro PC permette di gestire le voci di avvio, potete cancellarla anche da lì.

Verifica: sudo efibootmgr non mostra più la voce di Linux e BootOrder contiene solo le voci rimaste.

4. Eliminate le partizioni di Linux

Questo è il punto di non ritorno. Da Windows aprite Gestione disco, fate clic destro su ciascuna partizione di Linux (di solito una partizione principale grande e, sui sistemi più vecchi, una di swap) e scegliete “Elimina volume”. Lo spazio diventa “Non allocato”.

Attenzione: delete partition cancella la partizione selezionata senza chiedere conferma. Prima di eseguirlo controllate con list disk e detail partition che disco, numero e dimensione corrispondano a quelli annotati in Gestione disco; se avete più dischi, staccate quelli esterni.

Se Gestione disco non offre l’opzione, usate diskpart da un Terminale come amministratore. Elencate dischi e partizioni, selezionate quella giusta controllando la dimensione, e solo allora cancellatela:

diskpart
list disk
select disk NUMERO_DISCO
list partition
select partition NUMERO_PARTIZIONE
detail partition
delete partition override

Diskpart lavora sull’oggetto “con focus”: dopo list un asterisco indica cosa avete selezionato. detail partition serve a confermare tipo e dimensione prima di cancellare. Il parametro override, secondo Microsoft, permette di eliminare una partizione di qualunque tipo, mentre senza diskpart accetta solo le partizioni di dati che riconosce: è proprio per questo che va usato con la massima attenzione. Diskpart non consente comunque di eliminare la partizione di sistema, quella di avvio o quella che contiene il file di paging. Non toccate la partizione EFI (FAT32, di solito 100–500 MB) né la partizione di ripristino di Windows.

Verifica: in Gestione disco, al posto delle partizioni di Linux deve comparire una sola area nera “Non allocato” della dimensione attesa, e Windows deve continuare ad avviarsi normalmente.

5. Pulite la partizione EFI

Nella partizione EFI, condivisa dai due sistemi, è rimasta la cartella di GRUB. Non dà fastidio, ma lasciarla significa avere ancora un caricatore di avvio orfano. La partizione EFI non può ricevere una lettera da Gestione disco; la documentazione di mountvol prevede invece l’opzione /s, che la monta su una lettera a scelta. Da Terminale come amministratore:

mountvol S: /s
dir S:EFI

Vedrete almeno le cartelle Microsoft e Boot, più quella della distribuzione (ubuntu, fedora, debian…). Cancellate solo quest’ultima e smontate la partizione:

rmdir /s /q S:EFIubuntu
mountvol S: /d

Usate il Prompt o il Terminale, non Esplora file, che non mostra il contenuto della partizione EFI. Non eliminate mai EFIMicrosoft né EFIBoot.

Verifica: dopo un nuovo mountvol S: /s, il comando dir S:EFI deve mostrare solo le cartelle di Windows. Smontate di nuovo con mountvol S: /d e riavviate: Windows deve partire come prima.

6. Recuperate lo spazio

Lo spazio non allocato si può unire al disco C: solo se si trova subito dopo la partizione di Windows e sullo stesso disco: è un requisito di Windows sia in Gestione disco sia in diskpart. In Gestione disco: clic destro su C:, “Estendi volume”, Avanti, lasciate lo spazio massimo disponibile e confermate. Da diskpart, dopo aver selezionato il volume C:, il comando è extend senza parametri, che usa tutto lo spazio libero contiguo.

Se “Estendi volume” è grigio, quasi sempre tra C: e lo spazio libero c’è la partizione di ripristino di Windows. Microsoft indica tre strade: eliminare la partizione intermedia (sconsigliato per quella di ripristino, che contiene WinRE), usare uno strumento di partizionamento di terze parti in grado di spostarla, oppure creare un nuovo volume nello spazio libero (clic destro, “Nuovo volume semplice”) e usarlo come disco dati. Per un PC di casa la terza è la scelta più tranquilla.

Verifica: in Esplora file C: (o il nuovo volume) mostra la capacità aumentata e in Gestione disco non resta spazio “Non allocato”.

Se qualcosa va storto

All’avvio compare grub rescue>

Avete cancellato le partizioni di Linux mentre GRUB era ancora il primo caricatore. Niente panico: Windows è intatto. Spegnete, riaccendete e aprite il menu di avvio del firmware (il tasto cambia da marca a marca, vedi https://hardwarfare.it/guide/tutorial/entrare-bios-uefi-boot-menu-tasti-marca/), scegliete “Windows Boot Manager”, poi da Windows eseguite bcdboot C:Windows come al passo 2 e completate i passi 5 e 6.

Il menu del firmware non mostra Windows Boot Manager

Avviate dalla chiavetta di installazione di Windows 11, premete Maiusc+F10 per aprire il Prompt dei comandi e individuate la lettera della partizione di Windows (nell’ambiente di ripristino spesso non è C:):

diskpart
list vol
exit
bcdboot D:Windows

Sostituite D: con la lettera del volume che contiene la cartella Windows. È la procedura di riparazione della partizione di sistema documentata da Microsoft. Per i casi più ostinati c’è la guida https://hardwarfare.it/ai-software/windows/windows-11-non-si-avvia-riparare-avvio/.

Windows chiede la chiave di ripristino BitLocker

È la reazione attesa a un cambio della configurazione di avvio. Inserite la chiave recuperata prima di iniziare: dopo l’accesso, il successivo avvio torna normale.

Il GRUB riappare dopo un aggiornamento del BIOS

Il firmware ha ripristinato una vecchia voce o il suo ordine predefinito. Ripetete bcdboot C:Windows e verificate che S:EFI non contenga più la cartella della distribuzione.

Come tornare indietro

Fino al passo 2 è tutto reversibile: da Linux si ripristina l’ordine precedente con sudo efibootmgr -o, da Windows si recupera l’archivio di avvio salvato con bcdedit /import C:bcd-backup (attenzione: secondo Microsoft l’importazione cancella le voci esistenti prima di ripristinare). Dopo il passo 3 i file di Linux sono ancora sul disco, ma la voce di avvio va ricreata. Dopo il passo 4 Linux non si recupera: l’unica strada è reinstallarlo, per esempio seguendo https://hardwarfare.it/guide/tutorial/dual-boot-windows-11-ubuntu-26-04/, e ripristinare i file dal backup.

La nostra lettura

Il problema non è mai Windows, è l’ordine delle operazioni. Lasciare che Windows Boot Manager torni primo e verificarlo con due riavvii prima di toccare le partizioni trasforma un’operazione che spaventa in una manutenzione di mezz’ora. E se siete tentati di riprovare Linux tra qualche mese, valutate prima una macchina virtuale o WSL: niente partizioni da spostare, niente caricatori da rimuovere.

Articolo redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione. Come usiamo l'AI · Come lavoriamo

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