Recuperare file cancellati da PC, chiavetta o hard disk con PhotoRec e TestDisk

Un file cancellato per sbaglio, una chiavetta formattata, un disco esterno che Windows chiede di “formattare prima di usarlo”: nella maggior parte di questi casi i dati sono ancora fisicamente lì, ma ogni minuto di uso del disco riduce le probabilità di recuperarli. Questa guida usa strumenti gratuiti: TestDisk e PhotoRec 7.2 (open source, per Windows, macOS e Linux), Windows File Recovery di Microsoft e GNU ddrescue per mettere al sicuro i dischi che stanno cedendo.

In breve

  • Tempo: da 15 minuti (chiavetta piccola) a molte ore (disco da diversi TB).
  • Difficoltà: media.
  • Cosa serve: un secondo disco con spazio libero almeno pari ai dati da recuperare (meglio pari all’intero disco, se fate un’immagine); TestDisk/PhotoRec 7.2; per i dischi danneggiati un PC Linux o una chiavetta live con ddrescue.
  • Limite principale: sugli SSD i file cancellati vengono spesso azzerati in pochi istanti dal TRIM; il recupero riesce soprattutto su hard disk, chiavette e schede SD.

Versioni: TestDisk e PhotoRec 7.2 (ultima stabile secondo il sito CGSecurity), Windows File Recovery dal Microsoft Store su Windows 11 26H2, GNU ddrescue 1.29 (pacchetto gddrescue di Debian 13). La procedura segue la documentazione ufficiale dei rispettivi progetti e di Microsoft, verificata il 4 novembre 2026.

La regola d’oro: fermatevi

Quando un file viene cancellato, il file system segna come libero lo spazio che occupava, ma i dati restano finché qualcos’altro non ci scrive sopra. Per questo il sito di PhotoRec insiste su due punti: non salvate più nulla sul dispositivo da cui volete recuperare, e non scrivete mai i file recuperati sulla stessa partizione da cui provengono. In pratica:

  • se i file erano sul disco di sistema, spegnete il PC o almeno chiudete tutto: navigazione, aggiornamenti e programmi scrivono file temporanei di continuo;
  • non installate il programma di recupero sul disco da recuperare: usate la versione portatile di TestDisk/PhotoRec da una chiavetta, oppure collegate il disco a un altro PC;
  • se il disco fa rumori anomali (ticchettii, ronzii ciclici) o sparisce e ricompare, non lanciate nessuna scansione: passate subito al passo 1 o al paragrafo sul laboratorio.

Attenzione: se Windows propone di formattare un disco esterno che “non è formattato”, rispondete Annulla. Anche una formattazione rapida riscrive le strutture del file system e complica il recupero delle partizioni con TestDisk.

Prima ancora: i posti dove guardare gratis

Prima degli strumenti di recupero, tre controlli da un minuto: il Cestino; la cronologia delle versioni di OneDrive, se la cartella era sincronizzata (il Cestino di OneDrive sul web conserva i file eliminati); su Windows, tasto destro sulla cartella che conteneva il file e Proprietà > Versioni precedenti, che mostra copie solo se avevate attivato Cronologia file o punti di ripristino che includono quell’unità.

Quale strumento per quale problema

SituazioneStrumentoPerché
Partizione sparita, disco “RAW” o “non formattato”TestDiskRicostruisce tabella delle partizioni e settori di avvio: si recupera tutto, nomi e cartelle compresi
File cancellati da poco su NTFSWindows File Recovery (modalità regular) o TestDisk (Undelete)Leggono le voci ancora presenti nella MFT e mantengono i nomi dei file
Chiavetta o scheda SD (FAT/exFAT) cancellata o formattataPhotoRec o Windows File Recovery (extensive)Cercano i file per firma, ignorando il file system
Disco con settori danneggiati, lento, che si disconnettePrima ddrescue, poi PhotoRec/TestDisk sull’immagineSi legge il disco una sola volta, nel modo meno stressante possibile

Passo 1 (dischi che danno segni di guasto): fare un’immagine con ddrescue

Ogni scansione legge l’intero disco. Se il disco è in difficoltà, ogni lettura in più può essere l’ultima: per questo si copia prima tutto ciò che è leggibile su un file immagine e si lavora su quello. Da una chiavetta live di Ubuntu o Debian (connessi a internet):

sudo apt install gddrescue
lsblk -o NAME,SIZE,MODEL

Supponiamo che il disco guasto sia /dev/sdX e che il disco di destinazione, più grande, sia montato in /media/DESTINAZIONE. Primo passaggio veloce, che salta le zone difficili (-n disattiva la fase di “scraping”):

sudo ddrescue -n /dev/sdX /media/DESTINAZIONE/disco.img /media/DESTINAZIONE/disco.map

Secondo passaggio, che torna sui settori rimasti con accesso diretto (-d) e tre tentativi (-r3):

sudo ddrescue -d -r3 /dev/sdX /media/DESTINAZIONE/disco.img /media/DESTINAZIONE/disco.map

Il file disco.map (mapfile) tiene traccia di cosa è stato letto: se il disco si stacca o dovete interrompere, rilanciando lo stesso comando ddrescue riprende da dove era rimasto. Il manuale lo dice chiaramente: usate sempre un mapfile. Attenzione all’ordine degli argomenti: prima la sorgente, poi la destinazione. Invertirli significa scrivere sul disco da salvare.

Verifica: a fine lavoro ddrescue riporta la percentuale “rescued” e la quantità di “bad areas”. Una percentuale vicina al 100% significa che l’immagine contiene praticamente tutto; da qui in poi il disco originale si scollega e non si tocca più.

PhotoRec e TestDisk accettano un file immagine al posto del disco, e la documentazione di TestDisk 7.2 precisa che in quel caso non servono nemmeno i diritti di amministratore:

photorec /media/DESTINAZIONE/disco.img
testdisk /media/DESTINAZIONE/disco.img

Passo 2: recuperare una partizione persa con TestDisk

Scaricate TestDisk 7.2 da cgsecurity.org, estraete l’archivio su una chiavetta o su un disco diverso da quello da recuperare e avviate testdisk_win.exe come amministratore (su Linux e macOS: sudo testdisk).

  1. Al primo menu scegliete Create per creare un file di log, utile se dovete chiedere aiuto sul forum.
  2. Selezionate il disco con le frecce e premete Invio su Proceed.
  3. Confermate il tipo di tabella delle partizioni proposto (TestDisk di solito lo rileva da solo: Intel per MBR, EFI GPT per GPT).
  4. Scegliete Analyse, poi Quick Search.
  5. Selezionate la partizione trovata e premete P per vedere i file che contiene. Se vedete le vostre cartelle, la partizione è quella giusta.
  6. Se la ricerca rapida non trova nulla, usate Deeper Search, che cerca i settori di avvio di riserva cilindro per cilindro.
  7. Solo quando l’elenco è corretto scegliete Write e confermate con Y: TestDisk scrive la nuova tabella delle partizioni.

Verifica: prima di Write, l’elenco dei file con P deve mostrare nomi e date coerenti. Dopo il riavvio (o dopo aver scollegato e ricollegato il disco esterno) la partizione deve ricomparire in Esplora file con i dati.

Se in alternativa preferite non scrivere nulla sul disco, dall’elenco dei file aperto con P potete copiare cartelle e file su un altro disco con il tasto di copia indicato in basso nella schermata (c): è la strada più prudente quando il disco non è vostro o non siete sicuri della partizione trovata.

Passo 3: recuperare file cancellati con Windows File Recovery

Windows File Recovery è gratuito, si installa dal Microsoft Store e si usa dal prompt dei comandi come amministratore con il comando winfr. La sintassi è winfr unità-sorgente: unità-destinazione: [/modalità] [/opzioni], e le due unità devono essere diverse. Microsoft indica la modalità regular per file cancellati da poco su NTFS e la extensive per file cancellati da tempo, dischi formattati o danneggiati e per FAT/exFAT (chiavette e schede SD). Nel dubbio, si parte da regular.

Recuperare la cartella Documenti dal disco C: al disco E: (sostituite NOMEUTENTE):

winfr C: E: /regular /n UsersNOMEUTENTEDocuments

Alla richiesta di conferma digitate Y per avviare il recupero; Ctrl+C lo interrompe. Se la destinazione si riempie, winfr chiede se riprendere, saltare il file o interrompere.

Recuperare tutti i PDF e i file Word:

winfr C: E: /regular /n *.pdf /n *.docx

Una chiavetta exFAT (F:) formattata, cercando le foto per nome:

winfr F: E: /extensive /n *.jpg /n *.png

Verifica: a fine scansione winfr crea sulla destinazione una cartella Recovery_ seguita da data e ora dell’operazione. Aprite alcuni file a campione: dimensione corretta non significa contenuto integro.

Passo 4: recuperare file per firma con PhotoRec

PhotoRec è nello stesso archivio di TestDisk (photorec_win.exe, oppure sudo photorec). Ignora il file system e cerca nel disco le “firme” di centinaia di formati: funziona anche dopo una formattazione, ma recupera i file senza nomi originali né cartelle.

  1. Selezionate il disco con le frecce e premete Invio.
  2. Selezionate la partizione. Prima di avviare, aprite File Opt e lasciate attivi solo i tipi che vi servono (jpg, docx, pdf…): ridurrete tempi e “rumore”.
  3. Scegliete Search. Alla domanda sul file system, se non è ext2/ext3/ext4 scegliete Other.
  4. Scegliete se cercare solo nello spazio non allocato (più veloce, adatto ai file cancellati) o nell’intera partizione (necessario dopo una formattazione).
  5. Scegliete la cartella di destinazione su un altro disco navigando con le frecce (.. per salire) e confermate con il tasto indicato in basso nella schermata (la documentazione riporta Y).

Verifica: i file compaiono in cartelle numerate recup_dir.1, recup_dir.2 e così via, con nomi generati da PhotoRec. Ordinateli per tipo e dimensione e aprite un campione di ciascun formato.

Sulle partizioni NTFS, se vi servono anche i nomi dei file, provate prima la funzione di TestDisk: Advanced, selezione della partizione, Undelete, poi il tasto c sul file da copiare in una destinazione su un’altra partizione.

Perché sugli SSD spesso non funziona

Su un SSD con TRIM attivo (il caso normale su Windows, macOS e Linux) il sistema operativo comunica al controller quali blocchi non servono più, e il controller li cancella per poterli riscrivere più in fretta. Microsoft stessa avverte che il recupero può fallire perché lo spazio libero è già stato sovrascritto, specialmente su un SSD. Se dopo una cancellazione PhotoRec su un SSD trova solo file vuoti o pieni di zeri, non è un problema dello strumento: i dati non ci sono più. L’unica difesa è un backup fatto prima.

Se qualcosa va storto

  • Windows dice “La struttura del disco è danneggiata e illeggibile” (The disk structure is corrupted and unreadable) o propone di formattare: non formattate. È il caso tipico di TestDisk (passo 2) o, se il disco è lento o rumoroso, di ddrescue (passo 1).
  • TestDisk non trova la partizione nemmeno con Deeper Search: passate a PhotoRec sull’intero disco: perderete nomi e cartelle, non i contenuti.
  • winfr non trova nulla in modalità regular: ripetete con /extensive, che è più lenta ma funziona su tutti i file system.
  • PhotoRec recupera migliaia di file inutili: sono i file di sistema e le cache. Rifate la scansione limitando i tipi in File Opt.
  • ddrescue procede a pochi KB/s per ore: il disco ha un danno meccanico serio. Interrompete con Ctrl+C (il mapfile conserva il lavoro fatto) e valutate un laboratorio.

Quando rivolgersi a un laboratorio

Ticchettii, dischi che non girano, SSD che non vengono più riconosciuti dal BIOS, dischi caduti: in questi casi qualsiasi software peggiora la situazione. Un laboratorio di recupero dati lavora in camera bianca e con strumenti che leggono direttamente i chip o i piatti. Chiedete sempre un preventivo dopo la diagnosi e se il pagamento è dovuto solo a recupero riuscito.

Come tornare indietro

PhotoRec e Windows File Recovery leggono soltanto: non modificano la sorgente, quindi non c’è nulla da annullare. L’unica operazione che scrive sul disco è Write di TestDisk: se la nuova tabella delle partizioni non fosse corretta, TestDisk può essere rilanciato e la ricerca ripetuta, ma il modo più sicuro per non avere bisogno di tornare indietro è lavorare su un’immagine ddrescue o copiare i file invece di scrivere la tabella.

Guide collegate

  • https://hardwarfare.it/guide/tutorial/controllare-salute-ssd-hard-disk-smart/: come capire in anticipo che un disco sta per cedere.
  • https://hardwarfare.it/ai-software/linux/backup-automatici-server-restic-regola-3-2-1/: la regola 3-2-1, l’unica vera assicurazione contro la perdita dei dati.
  • https://hardwarfare.it/guide/tutorial/formattare-chiavetta-usb-fat32-exfat-ntfs/: perché una formattazione rapida lascia i dati recuperabili.

In sintesi: sugli hard disk e sulle chiavette il recupero fai da te funziona spesso, a patto di fermarsi subito e di non lavorare mai sul disco originale quando dà segni di cedimento; sugli SSD conviene partire dal presupposto che i file cancellati siano persi e investire in backup.

Articolo redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione. Come usiamo l'AI · Come lavoriamo

Redazione HardWarfare
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